Firenze

Il Ruolo Sociale della Piazza Italiana

Il salotto urbano all’aperto, che gli italiani chiamano affettuosamente “piazza” è una componente essenziale di qualsiasi città del Belpaese, che fonde in sé storia, architettura, famiglia, amici e una dimensione quotidiana di comunità e senso di appartenenza. Spesso, strutturalmente, la piazza non è che il risultato di un complesso intrico di edifici religiosi, monumenti, uffici statali e spazi commerciali: insomma un insieme di risorse per la vita di ogni giorno. La piazza riafferma l’identità locale di chi ci vive e rafforza il passato comune che lega il popolo ai secoli di storia che lo hanno visto protagonista proprio in quel luogo.

 

Ma la piazza non sarebbe nulla senza i suoi abitanti. Senza le persone, la piazza è soltanto un vasto spazio pubblico; ma con la gente, la piazza si trasforma metaforicamente in un abbraccio accogliente per chiunque la attraversi. I flussi di persone diventano la decorazione per questo albero della vita, altrimenti sterile. Voci e musica sono le protagoniste di questo salotto urbano e contribuiscono a creare un’atmosfera gioiosa.

C’è un sottile filo rosso che lega coloro che osservano e coloro che prendono parte alla commedia senza fine della piazza e ci sono attori in perfetta armonia con il pubblico, nel flusso continuo di persone.

A qualunque ora del giorno, per tutto l’anno, si può osservare la routine quotidiana del cuore pulsante della città italiana. Già alle 5 di mattina, il barista apre il suo locale per preparare il caffè a i mattinieri. I primi clienti, con il giornale sottobraccio, sono le nonne e i nonni che scelgono appositamente un tavolino all’esterno per vedere meglio chi passa nelle fredde, ma soleggiate, prime ore del giorno. Più tardi sono le Vespe a zigzagare per la piazza e i ciclisti, con il vento che scompiglia loro i capelli, trillano il campanello per salutare l’amico dell’amico. Verso l’ora di pranzo le campane del Duomo annunciano con tredici rintocchi la tanto desiderata pausa e la città lentamente si ferma per due ore. I negozi abbassano le saracinesche e una calma pervade la città, ma non la piazza che diventa il punto di incontro per gli amici che consumano un pasto veloce prima di ributtarsi a capofitto nel lavoro. Ci sono nonni e nipotini, giovani a spasso con il cane, e coloro che vagano per le strade, senza una meta precisa, solo sperando di incontrare qualche conoscente con cui scambiare due parole. Gli anziani si ritrovano al circolo, fumando instancabilmente mentre si infervorano per la carta sbagliata, giocata dal socio della partita, attendendo il rientro a casa per la cena. E’ proprio a quell’ora che la piazza si ferma e assiste a un esodo di massa… ma è solo la quiete, prima della tempesta serale.

Gli abitanti ritornano ad una dimensione più intima e privata – la casa. Ma il richiamo della piazza è irresistibile e si ripresenta verso le 22.30, quando la massa si riversa per le strade in cerca di sollievo dalla calura estiva, o per riattivare la circolazione dopo una frizzante giornata invernale. Ma cosa attira i cittadini, giorno dopo giorno, sempre nello stesso luogo? E’ un senso di normalità, di appartenenza e di tradizione radicata. Gran poco è cambiato nel corso dei secoli nelle piazze italiane. La piazza rappresentava la trama che univa i cammini di tutti, dal povero contadino al ricco condottiero de’ Medici, e così è tuttora. La piazza è un luogo d’incontro per chiunque voglia protestare per le ultime riforme politiche e sociali, o semplicemente passeggiare, o partecipare alla solennità religiosa annuale. La piazza ricorda ai cittadini da dove vengono, e che percorso hanno intrapreso, giorno dopo giorno, nella storia. E per questo motivo, forse, gli italiani mostrano un attaccamento alle radici in un modo incomprensibile agli americani. Il selciato, calpestato in origine dai nobili o dai grandi artisti, è oggi la strada battuta da coloro che desiderano entrare in città. C’è una scarica di adrenalina che attraversa il sangue, sapendo che si calpesta lo stesso suolo di un personaggio storico, o si prega nella stessa chiesa, lo stesso dio di allora. La piazza è per tutti e unisce tutti sotto un unico ideale: partecipare e godere dei piaceri che la vita ha da offrire a coloro che condividono il più grande salotto urbano.

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Sull'autore
Jennifer Newyorkese nativa, Italiana adottata

Nata a New York è stata poi accolta con amore dall'Italia dov...

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