Strade e vicoli raccontano i segreti di Firenze

Dal Bargello al Pratello

Ho sentito spesso dire da una mia vicina in età avanzata ma depositaria di vecchi detti fiorentini questa espressione equivalente a “dalla padella nella brace” . Alla mia richiesta di cos’era questo benedetto pratello, non mi sapeva rispondere e mi diceva che lei non lo sapeva ma che aveva sempre sentito dire così. La mia curiosità ne era eccitata e guardate un po’ cosa ho scoperto con l’occasione di creare un altro itinerario nella Firenze di altri tempi….

Dal Bargello… Il Bargello è una austera e massiccia costruzione, oggi sede di uno splendido museo delle sculture che vi invito a visitare poiché racchiude opere di Donatello, Michelangelo e tanti altri scultori. In passato questo palazzo che mette i brividi a guardarlo, era sede del Palazzo di Giustizia e prigione. Nelle sue segrete, furono  praticati vari mezzi di tortura, nel suo cortile furono eseguite varie condanne a morte fino a che verso la metà del XIV secolo , si cercarono altri luoghi per le esecuzioni capitali. Il primo di questi era ancora dentro le mura nell’attuale Piazza Piave davanti ad una caserma militare (oggi è sede di un tranquillo parcheggio). Era il così detto Pratello.

Al pratello. Come ci si arrivava? In un tiepido  pomeriggio , ho rifatto quel percorso. I condannati a morte erano custoditi sia al Bargello, sia nella prigione delle Stinche, sede oggi del teatro Verdi. Se uscivano dal Bargello, percorrevano via Ghibellina, giravano al Canto delle Stinche e poi facevano un percorso comune per arrivare al pratello. Il percorso consisteva nel percorrere via San Giuseppe che costeggia la Chiesa di Santa Croce, continuare a diritto per via della Giustizia ribattezzata poi col nome evocativo nell’attuale via dei Malcontenti, alla fine della quale si girava a destra e si arrivava al famoso pratello dove sorgevano le forche. Successivamente le forche furono spostate fuori dalle mura cittadine, oltre Porta alla Croce all’incrocio fra via Gioberti e via Cimabue. Il boia viveva invece in Borgo la Croce , al numero civico 4 e la sua casa era contrassegnata da uno stemma con un gallo poiché le esecuzioni avevano luogo di primo mattino e con una croce che simboleggiava la giustizia divina.

Lungo questi percorsi, vi invito ad ammirare alcuni tabernacoli davanti ai quali il giustiziando si fermava a pregare prima di arrivare al patibolo. Particolarmente bello quello posto alla fine di via San Giuseppe , al crocevia fra via dei Malcontenti e via delle Casine. Molto toccante quello posto in borgo la Croce dove i condannati passavano quando le forche furono spostate fuori dalle mura cittadine. Questo tabernacolo recentemente restaurato, ci mostra una Madonna molto semplice e più umana che divina che tende la sua mano in basso quasi per rassicurare il condannato sul fatto che Lei lo sta conducendo ed aspettando in cielo.

Alla fine di Borgo la Croce, ecco l’attuale piazza Beccaria , dedicata non a caso al famoso autore del trattato “Dei delitti e delle pene”. Nel centro di questa piazza potete appunto ammirare la porta alla Croce, una delle antiche porte inserite nelle mura cittadine, mura che sono state distrutte all’arrivo dei Torinesi nel periodo di Firenze capitale per far posto ai viali, su esempio dei “Grands Boulevards “ parigini. L’ultima condanna a morte fu eseguita nel 1759 su di un ladro e il 30 novembre 1786, tre anni prima dello scoppio della Rivoluzione Francese, il granduca Pietro Leopoldo abolì la pena di morte e la Toscana fu il primo stato al mondo ad aver abolito la pena capitale.

E’ per questo che, il 30 novembre di ogni anno si festeggia quella che si chiama “Festa della Toscana” . In questo giorno vi sono aperture straordinarie del Consiglio Regionale aperto a tutti i cittadini e conferenze, studi, convegni su vari problemi di attualità.

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Sull'autore
Sira La professoressa fiorentina

Cresciuta in un paesino nei pressi di Siena vive sin da giovan...

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